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Stiamo bussando alle porte dell’Autorità di sistema Portale del Mar Ligure Occidentale, ma al momento tutto tace. Silenzio. Lo diciamo in tutte le sedi istituzionali quando si tratta di spingere su un’occupazione di qualità e sullo sviluppo del territorio, lo diciamo a tutti i tavoli in cui il sindacato è chiamato a parlare di crescita, in questo caso del settore portuale: occorre costruire un’idea di città  parlando di lavoro. La Uiltrasporti è ben contenta che si punti anche sul marketing territoriale ma dalle istituzioni occorrono meno plastici patinati e più  coinvolgimento delle parti sociali nelle sedi deputate a questo tipo di dibattito e ad argomenti importanti come la portualità. In particolare,  nei giorni scorsi è stato presentato a Palazzo Tursi un nuovo progetto per il porto di Genova e per le sue attività, una prima bozza del futuro piano regolatore del settore. Va tutto bene, per carità, ma non capiamo che direzione si intenda dare ad uno dei maggiori volani economici della città e della regione. Siamo chiamati ad ammirare diversi affreschi o plastici che fanno molta scena, non c’è che dire, ma alla Uiltrasporti pare che ci sia poca concretezza, poco contenuto, intorno ai progetti legati al porto. Invece notiamo una certa tendenza che a noi non piace per niente:

di lavoro non si parla mai, né del suo sviluppo, né della sua qualità. Cercando di riportare tutto a casa nei giusti binari, noi chiediamo all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, unico soggetto titolato a parlare di porto, di battere un colpo e di convocare le parti sociali per farci comprendere, una volta per tutte, in quale direzione si stanno proiettando il porto di Genova lo scalo di Savona. Ogni tanto basterebbe aprire le porte di Palazzo San Giorgio a Genova, sede prestigiosa della nostra autorità di sistema portuale, per far entrare la città con tutti i suoi operatori economici e sociali. Per cosa? Discutere di futuro. Non è difficile. La Uiltrasporti vuole che il porto di Genova continui ad avere una vocazione multi merci, un porto di soli container non va bene: non si può snaturare il valore aggiunto dello scalo.

E poi, cosa importante, nei porti è già aperto lo stato di agitazione per via di un rinnovo del CCNL, trattativa in salita, e riteniamo utile che il confronto territoriale, anche su temi di carattere strategico, sia volto al coinvolgimento delle parti sociali, ad oggi escluse soprattutto sui temi che riguardano il futuro del porto, come accaduto nei giorni scorsi. I temi all’attivo sono tanti: esiste il nodo irrisolto dei depositi chimici,  il pericolo autoproduzione, maggiori controlli su salute e sicurezza, occorre maggiore supporto al cambio generazione dei portuali nei terminal e in Compagnia Unica, l’età media degli addetti è elevata. Inoltre, per noi, ci deve essere un unico soggetto che presti manodopera, ovviamente in affiancamento ai portuali dei terminal. A volte ci viene il sospetto che il lavoro non vada piu di moda, tutto tace, e si ricama solo intorno a prestazioni patinate e luccicanti.  Dalle varie presentazioni che ci sono state sottoposte, ad esempio, non si capisce quale sarà l’incremento di occupati in funzione dei tantissimi fondi pubblici che saranno spesi. Risorse che se ben utilizzate è giusto spendere per dare continuità ad una delle maggiore attività economica di Genova e della nostra regione. Ricordiamo che, ad oggi, il porto occupa tra lavoratori diretti, indiretti e indotto circa 60.000 persone, se poi ci mettiamo anche le riparazioni navali sfioriamo i 100.000 addetti.

Noi chiediamo di rappresentare le nostre idee che sono certamente quelle di un porto efficiente, un porto che abbia a cuore la salute  e le sicurezza dei lavoratori e lo sviluppo del lavoro di qualità.

Siamo d’accordo anche con il sindaco che, quello di Genova, deve essere un porto connesso alla città, un porto che sia sostenibile, che faccia economia ma che sappia anche esprimere la cultura del nostro territorio che è per le cose concrete, non per il solo marketing che non aumenta né produzioni, né traffici, né occupati.

Eppure si continua a parlare ma non a discutere: dall’Autorità di Sistema Portuale non abbiamo avuto rassicurazioni, figuriamoci certezze. Per fare un esempio semplice semplice: non è stato ancora risolto l’annoso problema dei camionisti per quanto riguarda i parcheggi. Il loro supporto è fondamentale ma non sappiamo ancora dove e come possano sostare quando sono in attesa all’interno del Porto. 

 Vogliamo capire come la nuova idea di porto che ci è stata presentata qualche giorno fa, possa sposarsi con la paventata riforma della legislazione nazionale in tema di portualità. Abbiamo tantissime domande che noi gradiremmo porre, sempre che qualcuno abbia intenzione di ascoltarci. Diversamente, troveremo il modo di farci ascoltare, abbiamo una base che ha ben presente le problematiche portuali e di questa città, abbiamo tutti gli argomenti per fare un po’ di rumore. E poi ci sono alcuni organismi, come quelli del partenariato, che potrebbero essere utilizzati anche per iniziare a discutere in maniera più ampia del futuro porto.

Noi siamo disponibili a parlare di un incremento della qualità e del numero degli addetti presso il porto di Genova e attendiamo che qualcuno si faccia vivo. Arroccarsi non serve a nulla  perché siamo pronti a bussare a ripetizione a quelle porte che, purtroppo, spesso troviamo chiuse.

Costruiamo Genova parlando di lavoro, costruiamo Genova parlando di portualità.

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