Porto di Genova. Chi vuole le aree deve portare traffici e lavoro di qualità: la Uiltrasporti chiede una verifica dei regolamenti concessori.

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Tema Fusione PSA Prà e Sech

Genova, 6 febbraio 2020 – Non ci sono risposte facili a temi complessi come l’operazione di fusione che interessa il PSA Prà e il Sech. In questo quadro farraginoso, abbiamo chiesto un incontro all’Autorità di sistema portuale per comprendere come affrontare – eventualmente –  il tema delle concessioni. Il ragionamento del concentramento economico è una questione più ampia che non va limitata alle concessioni portuali, ma anche al mondo della logistica e dello shipping, che tocca tutti gli attori di una città complessa come Genova. Ormai il mondo terminalistico ha bisogno – sempre più – di ingenti capitali e le aree in questione non possono perdere valore ma devono acquisire traffici, investimenti, lavoro di qualità. Per la Uiltrasporti è evidente: il transito di merci esprime un valore economico e sociale più elevato rispetto al traffico passeggeri che, in realtà, ha già una sua collocazione precisa. Quindi, senza nessun preconcetto, siamo davanti a una situazione che va valutata con molta attenzione perché ci sono 240 posti di lavoro in gioco, quelli dei lavoratori del terminal Sech e della Culmv. Come sindacato non possiamo permetterci di perdere la flessibilità che, trasversalmente al Porto di Genova, la Compagnia unica offre e che non può essere surclassata da un’operazione di fusione a freddo.  Non intendiamo porre blocchi preventivi ad un percorso che, se portasse maggior traffico per il Sech, sarebbe solo un bene per tutti. Noi siamo per chi porta traffici:  chi vuole le aree portuali deve necessariamente portare lavoro di qualità, non possedere spazi.

Roberto Gulli, segretario generale Uiltrasporti Liguria 

Duilio Falvo, segretario responsabile porto di Genova per Uiltrasporti Liguria

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