Il rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, presentato ieri al Museo nazionale dell’emigrazione di Genova, evidenzia come nel fenomeno migratorio entrino in gioco dinamiche complesse: esigenze economiche e sociali, percezione del futuro, fiducia nelle istituzioni. La Liguria segue l’andamento nazionale ma con caratteristiche sue proprie: fanno sinergia negativa denatalità, invecchiamento, partenze. Non si emigra più solamente per la mancanza di lavoro, ma per la ricerca di una migliore qualità della vita, di una crescita personale e professionale e di un contesto culturale adeguato alle proprie aspettative. Per la Uil Liguria il tema vero è uno: perché chi parte dovrebbe tornare?
“Dobbiamo individuare strumenti e pratiche per valorizzare le capacità e le competenze acquisite nel percorso migratorio – spiega Roberta Cavicchioli, segretaria confederale regionale Uil Liguria con delega al Mercato del Lavoro – Valorizzare il percorso migratorio è cruciale per favorire i rientri. Le persone che partono vanno alla ricerca di una migliore qualità della vita e della realizzazione personale. Qui mancano i servizi: costi degli affitti, sanità, misure di conciliazione inesistenti, opportunità lavorative.
Sino a qualche anno si sondavano le cause della cosiddetta “Fuga di Cervelli”, oggi non sono soltanto i giovani laureati e i ricercatori a partire: “Crescono gli operai specializzati, proprio quelle figure che le aziende e il territorio vorrebbero trattenere, le famiglie con figli in giovane età, i professionisti. Interroghiamoci sui numeri dei rientri: sono meno di un terzo delle partenze e ci restituiscono un ritratto poco lusinghiero del nostro Paese e della nostra regione – spiega Roberta Cavicchioli – Per arginare il mismatch dobbiamo comprendere cosa spinga a cercare altrove una prospettiva di vita e, soprattutto riattivare una circolarità dei talenti, favorire il rientro degli Expat, essere attrattivi rispetto al contesto europeo. Cosa desiderano oggi i lavoratori? Un diverso equilibrio fra vita privata e lavorativa, il riconoscimento delle competenze maturate, un contesto lavorativo inclusivo che premi proattività e spirito collaborativo a discapito della competizione e della presenza”.
I dati della Fondazione Nord Est rivelano inoltre che, per ogni giovane europeo che sceglie di venire a vivere in Italia, otto italiani se ne vanno. Rispetto al resto d’Europa, l’Italia è all’ultimo posto per capacità di attrazione di giovani: accogliamo solo il 6% di europei, contro il 43% della Svizzera e il 32% della Spagna.
“Il dibattito è interessante e va messo al centro non solo delle politiche demografico ma delle politiche sociali ed economiche”, chiude Cavicchioli.

