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Contrastare il cattivo lavoro, il dumping retributivo, i diritti a geometria variabile.

In Liguria in calo del 20% l’occupazione tra i 40 e i 44 anni (-11.189): il 78% di questo dato è composto da donne.

Genova, 11 febbraio 2026 – Alla presenza del segretario generale della UIL, PierPaolo Bombardieri, si è svolto oggi a Genova il convegno organizzato dalla Uil Liguria: “Liguria: il lavoro che vorrei. Nuovi percorsi occupazionali tra mismatch e migrazione dei giovani.

Dalla constatazione che, in Liguria molti giovani si sentono mortificati nelle loro aspettative di carriera e di vita, ne è scaturita una riflessione su “il lavoro che vorrei”, quello che desiderano i giovani. Le riflessioni odierne nascono dall’esigenza di tentare di comprendere meglio i processi che interessano il mercato del lavoro ligure con le sue specificità per individuare le reali cause del mismatch e dell’impoverimento costante del nostro territorio in termini occupazionali. “Il falso mito dei giovani choosy o inchiodati al divano rischia di trasformarsi in un alibi per un territorio che investe poco sul futuro – osserva Roberta Cavicchioli, segretaria confederale Uil Liguria con delega al mercato del lavoro – La ripresa occupazionale del post-pandemia, vede crescere l’occupazione degli over 50 che attualmente rappresentano il 35% del totale, mentre i giovani sotto i 30 anni sono appena il 20%. In Liguria, il lavoro è over 60 e a prevalenza maschile”.

Sui lavoratori giovani, in particolare stranieri, grava il differenziale retributivo legato all’ età (Age pay gap) che fra under e over 40 ammonta al 36,2%.

“Insomma, meglio non essere giovane e donna – spiega Cavicchioli – una disparità che si ripercuote naturalmente anche sulle famiglie con figli giovani adulti a carico. Il gender pay gap nel settore privato si attesta attorno al 33,3%, (dato nazionale e comparazione Liguria) laddove un uomo guadagna 28 mila euro, la donna ne guadagna 18 mila”.

Le retribuzioni femminili sono schiacciate da part time involontario e scelte di disinvestimento dalla carriera: il 52% delle donne lavora part time contro meno del 20 per gli uomini.

“Il lavoro disponibile per i più giovani e per i nuovi occupati in generale, è caratterizzato da un’offerta povera, governata dall’eccessiva flessibilizzazione dei rapporti di lavoro negli ultimi dieci anni- spiega Cavicchioli – la fanno da padroni contratti a termine e lavoro atipico – nella nostra regione il numero dei somministrati ha raggiunto le 17 mila unità” (dato Uil Temp Liguria).

Il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes ci restituisce un dato preoccupante: in vent’anni sono 184.635 i liguri espatriati.“Nell’ultimo anno abbiamo registrato 2048 partenze: è un fenomeno nazionale che ha un impatto ancor più severo su una regione anziana, con una base di attivi limitata”, chiude Cavicchioli.

Nel corso del convegno la Uil ha fornito i dati elaborati da Roberto Vegnuti, Data Lab Uil Liguria, che hanno fotografato la seguente situazione tra i lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo dal 2014 al 2024. Forza lavoro che rappresenta il 64% di tutti i lavoratori – dipendenti e indipendenti – assicurati presso INPS.  Nel 2014 questi lavoratori erano 364.248 nel 2024 erano 438.905. Di cui a tempo indeterminato 275.453 nel 2014 e 308.162 nel 2024; a tempo determinato e stagionali: 88.795 nel 2014 e 130.743 nel 2024. Nel 2014 abbiamo 364.248 lavoratori dipendenti, 9.697 lavoratori in somministrazione, 14.573 lavoratori intermittenti; Nel 2024: 438.905 (dipendenti), 16.672 (somministrati), 30.924 (intermittenti).

Se analizziamo la variazione tra il 2014 e il 2024 del numero dei dipendenti per fascia d’età osserviamo che: il lavoro è in calo dell’8% nella fascia di età tra i 35 e i 39, del 20% (-4.048 unità), trai 40 e i 44 (-11.189 unità), del 5% dai 45 ai 49 anni (-2.743 unità).

Gli occupati, percentualmente, sono nei seguenti settori: Anno 2014. settore alloggio 35% occupati a tempo indeterminato – 65% stagionale; ristorazione 60% a tempo indeterminato – 40% stagionale; trasporto e magazzinaggio 79% a tempo indeterminato – 21% stagionale; commercio al dettaglio 83% a tempo indeterminato – 17% stagionale; attività manifatturiere 89% a tempo indeterminato – 11% stagionale; Anno 2024: settore alloggio 26% occupati a tempo indeterminato – 65% stagionale; ristorazione 46% a tempo indeterminato – 54% stagionale; trasporto e magazzinaggio 73% a tempo indeterminato – 27% stagionale; commercio al dettaglio 79% a tempo indeterminato – 21% stagionale; attività manifatturiere 88% a tempo indeterminato – 12% stagionale

“Questo andamento è certamente influenzato dagli anni dedicati al lavoro di cura che svolgono le donne tra figli da crescere e anziani da accudire, vista la difficoltà a sopperire dell’attuale welfare pubblico,  ma anche dall’invecchiamento demografico e dall’innalzamento dell’età pensionabile e riflette l’incapacità del Paese di costruire un sistema efficace in grado di offrire ai giovani un ingresso qualificato, stabile e duraturo nel mondo del lavoro- spiega Riccardo Serri, segretario generale Uil Liguria  – La Uil ha ingaggiato da tempo una battaglia culturale per la legalità, che è il presupposto per qualunque azione a contrasto del cattivo lavoro, del dumping retributivo, dei diritti a geometria variabile, necessaria l’interlocuzione con la politica che spesso abdica al ruolo di controllo e governance”. Quali leve ha il sindacato? Occorre un ripensamento modelli organizzativi, la contrattazione per valorizzare la crescita del personale, un turn over da spingere e percorsi formativi finalizzati all’acquisizione e al consolidamento delle competenze dei neoassunti.

“Abbiamo voluto condividere questa iniziativa con la politica e le parti datoriali per avviare un percorso insieme. L’obiettivo della Uil è lanciare un Laboratorio per il buon lavoro e la buona economia per superare quell’idea che i corpi intermedi parlino solo di crisi – chiude Serri – Occorre mettere insieme terziario, industria, logistica, infrastrutture tecnologiche blu economy, infrastrutture tecnologiche e mettere a disposizione quelle aree dismesse o semi abbandonate, vere città nelle città, che potrebbero rappresentare tanto per un’economia di rilancio. Procediamo con una riflessione sul bene comune per uno sviluppo che resti sul territorio per un territorio prolifico”

Al convegno hanno partecipato:

Paolo Sottili, direttore generale Alfa Liguria; Roberto Vegnuti, Data Lab Uil Liguria; Mauro Migliavacca, sociologo dell’Università degli Studi di Genova; Davide Caron dell’associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia ADI; Maurizio Conti, economista dell’Università degli Studi di Genova.

Marco Bucci, presidente Regione Liguria; Riccardo Serri, segretario generale Uil Liguria; Mario Gerini, presidente Confindustria Liguria; Alessandro Cavo, presidente Confcommercio Liguria; Mattia Rossi, presidente Legacoop Liguria; Gianluca Gattini, presidente Cna Liguria;

Il segretario generale della UIL PierPaolo Bombardieri ha concluso la giornata di lavori con il suo intervento conclusivo. Ha moderato il dibattito il giornalista Luca Ponzi, capo redattore Tgr Liguria