La Spezia rappresenta uno dei casi più interessanti della fiscalità locale in Liguria. Non perché sia il territorio dove si paga di più su ogni singola imposta, ma perché dimostra con chiarezza un punto centrale: per capire quanto pesa davvero il fisco locale su lavoratori e pensionati non bisogna guardare una tassa alla volta, ma sommare tutte le voci che incidono sul reddito disponibile delle famiglie. Il conto complessivo della fiscalità locale può superare i 2.600 euro l’anno. Serve più equità, più progressività e un ritorno visibile in termini di servizi.
Dagli studi elaborati dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della UIL emerge infatti una fotografia articolata. La Spezia ha una TARI tra le più basse d’Italia, ma registra un peso molto rilevante sul fronte dell’IMU e delle addizionali IRPEF.
Nel 2025, per una famiglia tipo composta da quattro persone in un’abitazione di 80 metri quadrati, la TARI alla Spezia è pari a 180 euro annui. È il dato più basso tra i capoluoghi liguri e uno dei più bassi a livello nazionale. Il confronto regionale è significativo: Genova arriva a 518 euro, Savona a 440 euro, Imperia a 330 euro. La Spezia, dunque, sul fronte della tassa rifiuti, si colloca molto al di sotto della media nazionale, pari a 350 euro.
Il dato spezzino, tuttavia, cambia radicalmente quando si osserva la fiscalità locale nel suo complesso.
Sul fronte delle addizionali IRPEF, un contribuente residente alla Spezia con un reddito di 20.000 euro paga complessivamente 406 euro tra addizionale regionale e comunale. Con un reddito di 40.000 euro, il peso sale a 1.046 euro. Si tratta degli stessi valori registrati a Savona e Imperia, mentre Genova presenta un prelievo più alto: 446 euro per un reddito di 20.000 euro e 1.138 euro per un reddito di 40.000 euro.
Il tema non è soltanto quantitativo, ma riguarda anche la progressività. In Liguria l’addizionale regionale è articolata per scaglioni: 1,23% fino a 28.000 euro, 3,18% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 3,23% oltre 50.000 euro. Alla Spezia, invece, l’addizionale comunale prevede una soglia di esenzione fino a 15.000 euro, ma superata quella soglia si applica un’aliquota unica dello 0,8%.
“Questo significa che la tutela esiste per i redditi più bassi, ma il sistema resta debole sul piano della progressività – spiegano Giovanni Bizzarro Segretario Confederale UIL Liguria con delega alle Politiche Fiscali, Bilancio Pubblico e Welfare e Salvatore Balestrino Coordinatore UIL Liguria per La Spezia – Una volta superata la soglia di esenzione, infatti, il prelievo non cresce in modo realmente graduato rispetto alla capacità contributiva. È un problema che riguarda molti comuni italiani e che rischia di colpire in modo particolare lavoratori dipendenti, pensionati, famiglie monoreddito e redditi medio-bassi”.
Il dato più pesante per La Spezia riguarda però l’IMU. Secondo lo studio UIL sull’acconto IMU 2026, il costo annuo medio su una seconda casa alla Spezia è pari a 1.416 euro, il valore più alto tra i capoluoghi liguri. Genova si ferma a 1.346 euro, Savona a 1.053 euro, Imperia a 783 euro. Anche sull’abitazione principale di lusso, cioè appartenente alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, La Spezia registra un valore elevato: 1.442 euro annui.
A questo si aggiunge un altro dato significativo: l’IMU sulle seconde pertinenze dell’abitazione principale. Alla Spezia il costo medio annuo è di 46 euro per una cantina e di 201 euro per un garage. Quest’ultimo dato è quasi il doppio della media nazionale, pari a 107 euro, e colloca La Spezia tra le città italiane più onerose per questa specifica voce. Sommando TARI, addizionali IRPEF e IMU, il conto complessivo diventa pesante. Per un contribuente spezzino con reddito di 20.000 euro e una seconda casa, il peso annuo arriva a circa 2.002 euro. Per un reddito di 40.000 euro, il totale sale a circa 2.642 euro.
“È evidente che non tutte le famiglie pagano l’IMU. L’abitazione principale, salvo le categorie di lusso, è esclusa. Ma in una città e in una provincia come La Spezia, dove il patrimonio immobiliare è spesso legato a case ereditate, piccoli risparmi familiari, immobili nell’entroterra o seconde abitazioni non necessariamente di lusso, l’IMU non può essere liquidata come una tassa che riguarda solo i grandi patrimoni – spiegano Bizzarro e Balestrino – Il caso della Spezia dimostra che la fiscalità locale va letta nel suo insieme Giovanni Bizzarro – Una TARI molto bassa rappresenta certamente un dato positivo, ma non basta a raccontare l’intero peso fiscale che grava su lavoratori e pensionati. Quando si sommano addizionali IRPEF, IMU e altri prelievi locali, il conto può superare i 2.000 euro l’anno e arrivare oltre i 2.600 euro per un reddito medio con seconda casa”.
Per Salvatore Balestrino: “Il punto non è negare la necessità di finanziare i Comuni e i servizi pubblici locali, quanto capire chi paga, quanto paga e quale ritorno riceve in termini di servizi. Troppo spesso lavoratori dipendenti e pensionati, cioè coloro che le tasse le pagano fino all’ultimo euro, si trovano a sostenere un carico crescente senza percepire un miglioramento adeguato nella qualità dei servizi: manutenzione urbana, trasporti, welfare territoriale, gestione dei rifiuti, cura del territorio”.
Per la UIL Liguria serve una nuova riflessione sulla fiscalità locale, anche alla Spezia. Occorre rafforzare la progressività delle addizionali, rendere più trasparenti i criteri con cui vengono determinate le tariffe, tutelare i redditi medio-bassi e collegare maggiormente il prelievo fiscale alla qualità dei servizi erogati.
“La fiscalità locale non può diventare semplicemente uno strumento per fare cassa – concludono Bizzarro e Balestrino – Deve essere una leva di equità, coesione sociale e qualità dei servizi. La Spezia ha un dato positivo sulla TARI, ma il peso dell’IMU e delle addizionali dimostra che anche qui il tema è aperto. Per lavoratori e pensionati, la somma delle imposte locali non è un dettaglio tecnico: è una questione sociale”.

