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LA ROTTA: DIFENDERE IL LAVORO DEL MARE.

Il punto del Segretario generale UIL Liguria Riccardo Serri.

Difendere il “lavoro del mare” puntando sulle nostre professionalità.

Il Salone Nautico non può e non deve essere solo una vetrina, ma deve essere soprattutto lavoro.  Dietro ogni scafo, ogni motore, ogni allestimento, che in questi giorni il mondo ha potuto ammirare al 66° Salone, ci sono testa, mani e cuore di migliaia di lavoratrici e lavoratori liguri e non solo: operaie e operai specializzati, tecnici, elettricisti, saldatori, progettiste e progettiste, artigiani. È questo il vero Made in Italy che produce una parte della buona economia Ligure e del quale le istituzioni, ad ogni livello, possono fregiarsi, non solo nei giorni dell’esposizione più imponente di Genova. 

In questi giorni lo ha detto anche un armatore come Cesare d’Amico, intervistato dal Secolo XIX: _“Servono giovani e competenze. Il futuro dello shipping passa da formazione e lavoro”_. Non c’è più l’armatore di una volta a cui bastava la nave, perché oggi anche per il mercantile serve organizzazione, tecnologia, ma soprattutto servono persone formate. Ed è esattamente quello che come sindacato diciamo da sempre.

Il Presidente Bucci dice che la Liguria non vuole accontentarsi di essere tra i primi, vuole essere la prima al mondo. Bene, È un’ambizione che possiamo condividere, ma sia chiaro, non a scapito delle regole e delle norme di sicurezza in nome del profitto. Per essere primi al mondo, occorre un territorio che risponda alle esigenze di un’economia dinamica e che possa contare costantemente su infrastrutture di eccellenza e una lungimirante visione del futuro. E su questo siamo in ritardo.

E quindi? Bisogna essere primi nella qualità del lavoro e nella valorizzazione delle tante competenze presenti sul territorio, anche attraverso adeguate remunerazioni. E poi occorre la volontà di fare della burocrazia (non quella ridondante) una preziosa alleata in termini di accesso e selezione, non di elusione.

Per quanto riguarda le persone al lavoro, la ricetta della UIL è sempre la stessa: investire sul serio nella formazione, anche attraverso l’Accademia del Mare, gli ITS, le scuole professionali. Dobbiamo dare ai nostri ragazzi carriere accessibili per entrambi i generi e meritocratiche, con contratti stabili, sicuri, ben pagati. Non stage infiniti.

Difendere la filiera significa puntare sul Made in Liguria, che non è solo grandi yacht ma è anche l’indotto di piccole imprese, artigiani, cantieri; se chiudono loro, chiude tutto. Servono politiche industriali che tutelino l’occupazione ma questo è un capitolo dolente che porta i nomi delle nostre Acciaierie in varie salse e di Ericsson che dismette reparti e persone, la storia dei 131 lavoratori – ormai – la conosciamo tutti.

Il nostro futuro sarà solido solo se metteremo al centro le persone che lavorano per il mare ogni giorno.

Difendere la nautica significa difendere il lavoro.

E noi ci siamo.